IL LIBRO DEI MORTI DALLE CIVILTA’ ANTICHE AD OGGI

In molti hanno sentito parlare di antichi testi dedicati specificamente ai defunti o a coloro che stanno morendo. Spesso chiedendosi a che cosa mai potesse servire un libro a coloro che non hanno più un corpo fisico per poter leggere o ascoltare. Tra questi testi i più famosi sono senz’altro il “Libro Tibetano dei Morti” o “Bardo Thodol” e il “Libro Egiziano dei Morti” o nella loro antica lingua “Per Em Ruth”. Tra questi due testi, sebbene redatti in epoche e culture lontanissime tra loro esistono alcune affinità più che interessanti, non ultima tra queste affinità è lo scopo per il quale sono stati scritti.

Il testo egiziano viene fatto risalire dagli archeologi probabilmente alla  VI-VII dinastia, mentre in Oriente la leggenda vuole che il testo tibetano sul Bardo sia stato redatto dal famoso monaco buddista Padmasambhava per poi essere ritrovato molti secoli dopo da un lontano seguace.

Tutto questo lascia supporre una certa catena ininterrotta di passaggi e conoscenze che nei secoli ha permesso di tramandare da religione a religione, da cultura a cultura alcuni insegnamenti fondamentali.

Questi “libri” furono redatti in base ad una precisa teologia e cosmogonia dell’aldilà che bene si adattarono agli uomini del tempo in cui furono scritti ma ci illustrano tutt’oggi il dramma della morte, del trapasso, la complessa fenomenologia (sia quella reale che quella illusoria) che la coscienza del neo trapassato sperimenta non appena varcata la soglia che attende tutti alla fine del cammino terreno. Non si può tacere poi che a questa fenomenologia si interessarono in via diciamo “empirica” anche alcuni appassionati sperimentatori dell’occultismo del secolo XIX.

Non solo, questi libri che gli studiosi classificano come caratterizzati da uno sfondo magico-religioso, sono delle vere e proprie guide che i vivi e il defunto dovevano conoscere accuratamente per potersene avvalere, saperle interpretare e usarle per affrontare l’esperienza della morte in piena consapevolezza e lucidità interiore.

Anche adesso lo studio di questi testi non ci lascia indifferenti: esso ci introduce sul terreno avvincente e a volte sconvolgente delle pratiche che le grandi religioni dedicano o hanno dedicato all’aiuto che i vivi possono dare a coloro che si stanno incamminando nelle sconosciute dimensioni che l’anima attraversa, e via via conosce una volta che si risveglia o “rinasce” nell’Aldilà.

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